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Quando si tratta di optare tra due o più alternative, nel prendere una decisione possiamo utilizzare due differenti metodi: il giudizio per elezione o il giudizio per esclusione. Il primo criterio si concentra sui pregi, il secondo sui difetti. Succede quindi che, a seconda dell’approccio scelto e a parità di condizioni, si possa giungere a conclusioni diverse; perché “scartare non è l’immagine speculare, per così dire, il negativo, di scegliere” (Chi crediamo di essere? – M.Piattelli Palmarini).

Ma io intendo fare un passo indietro e domandare: cosa ci spinge ad adottare liberamente un approccio piuttosto che l’altro, cioè l’elezione piuttosto che l’esclusione (soprattutto se ciò avviene senza particolari tentennamenti)? Penso che le risposte possano essere due: o la presenza di un pregio talmente evidente e importante, per cui la contemporaneità di eventuali difetti diventa oggettivamente minoritaria (e viceversa); oppure l’influenza di un nostro pre-giudizio che ci spinge a ritenere un pregio decisamente più determinante di un difetto (o viceversa).

Date queste premesse, ognuno può a questo punto decidere se il caso di Eduardo Severin cade nella categoria della “ragionevole oggettività” o in quella dell'”influenza del pre-giudizio”.
Per me è la seconda che ho detto, perché credo che il libertario sia molto condizionato dall’affetto che prova per il proprio portafoglio (e dal senso di sicurezza personale che questi può dare, quando è bello gonfio).
Tuttavia, anche se ciò fosse dimostrato senza ombra di dubbio, non arriverei mai a proporre contromisure autoritarie per impedire al soggetto di realizzare il proprio sogno d’amore.

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Da ragazzi, ricordo che si giocava sempre a pallone. Una volta, un mio coetaneo arrivò con un pallone di cuoio nuovo di zecca, per la felicità di tutti, e fu così che iniziò una partita agonisticamente intesa.
Purtroppo, dopo qualche momento di spensieratezza, un tiro in porta (parola grossa: si trattava di due pile di indumenti) rovinò la festa. Infatti, la palla andò disgraziatamente a colpire la parte terminale della ringhiera metallica che recingeva il luogo dove giocavamo, e si bucò; al che, il proprietario del pallone, pretese il risarcimento del danno da parte di chi aveva scagliato il pallone nel tentativo di segnare la rete.

A quel tempo, ero troppo inesperto e distratto (caratteristiche che mi sono lasciato alle spalle da poco) per far notare che il costo avrebbero dovuto sostenerlo tutti i partecipanti, dividendone l’importo, e non solo chi aveva direttamente cagionato il danno durante una normale fase di gioco, per un caso fortuito.
Accollare in toto la spesa riparatoria al “bomber” avrebbe avuto senso, invece, se la foratura fosse stata il risultato di un comportamento palesemente irresponsabile; come, ad esempio, tirare deliberatamente la sfera in un cespuglio di rose.

[Questa esperienza di vita vissuta m’è ritornata alla mente leggendo un post di Ivo Silvestro, L’estinto. Se tra l’aneddoto e l’articolo c’è una qualche attinenza o no, fate voi. Per una volta, non intendo prendermi la responsabilità delle mie impressioni.]

Death to smiley

Ehi, moderiamo gli emoticon!

STO LEGGENDO

LINFA CHE SCORRE

E SI SAPPIA CHE

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«Preferisco leggere o vedere un film piuttosto che vivere... nella vita non c'è una trama.»
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«È un errore capitale teorizzare prima di avere i dati. Senza accorgersene, si comincia a deformare i fatti per adattarli alle teorie, invece di adattare le teorie ai fatti.»
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«La libertà. Chiunque arrivi, fresco fresco, a darne una definizione innovativa è sicurissimamente uno che te lo vuole mettere nel culo.»
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