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«(…) Il grande problema culturale europeo è un altro: il non credere a nulla. Che spesso è premessa del credere nelle peggiori utopie. (…)»

«(…)In assenza di Dio, che gli manca sin da quando è nato, il giovane ateo, futuro jihadista, cerca un senso all’ordine, naturale e sociale, che vede attorno a sé. Evidentemente non gli basta la risposta “è frutto del caso”.(…)»

Li trovate qui.

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disinteressate

In un articolo de La 27esima ora, si riporta la tesi di un opinionista americano secondo la quale ogni uomo è portatore di “cultura dello stupro” in quanto uomo. Visto che si tratta di un argomento caldo molto attinente a quello che stavo affrontando qui con il sig. Internet – un compare di chiacchiere che lèvati -, stamattina non ho resistito alla tentazione di buttare lì la mia, esprimendo in parte quello che avevo già sostenuto in questo blog, discettando col mio ospite.

Il commento – a cui ho solo corretto alcune sbavature di forma, senza cambiarne in alcun modo il senso – è il seguente:

Offro un altro punto di vista
08.09 | 12:25 Marcoz
Il tuo commento è in attesa di moderazione
La violenza fisica è innata nella specie umana, soprattutto e spiccatamente nel maschio. Questo è il retaggio, il risultato della gara per la sopravvivenza in un ambiente ostile, in cui l’uomo e la donna si sono modellati a vicenda, privilegiando gli individui più forti e aggressivi che, a suo tempo, sopravvivevano più facilmente e facevano comodo a chi forte fisicamente non era abbastanza, ma serviva perché scodellava… pargoli.
L’uomo moderno, che ha visto evoluzioni sociali e un progresso tecnologico sempre più accelerato, non è cambiato molto a livello di “cablaggio” delle aree più ataviche del cervello (l’evoluzione biologica è molto più lenta di quella tecnologica e sociale), e, nonostante l’azione dei contesti culturali, è ancora segnato dalle pulsioni primitive.
Questo significa che, se da un lato io, maschietto, non devo risentimi di essere definito – altro che semplice portatore di cultura – potenziale stupratore, le femminucce non dovrebbero averne a male se affermo che loro sono ancora segnate, sotto sotto, dall’istinto che fa loro apprezzare lo stupro, perché in origine questo rappresentava il segnale di un “buon partito” – a livello di geni e di difesa dalle minacce – soprattutto se, prima della violenza sessuale, il maschio aveva messo fuori combattimento un rivale.
Naturalmente, per ovvi motivi, ciò non significa che questo dia ragione a un uomo, oggi, di violentare una donna.
E veniamo alla cultura.
In realtà, la cultura, che si cita spesso (e a sproposito, a mio avviso) nell’articolo, è quella che ha ricercato gli strumenti per limitare l’aggressività naturale (in prevalenza maschile) e disinnescare il più possibile ciò che di conflittuale poteva sorgere in una società via via sempre più complessa, la quale richiede una stabilità adeguata per non autodistruggersi (anche le forme di controllo dell’aggressività che noi c.d. occidentali aborriamo, come certi usi mediorientali, sono uno strumento per stemperare l’aggressività maschile).
Naturalmente, gli strumenti che conosciamo, e che si sono susseguiti nel corso della Storia, non sono (stati) affatto perfetti, e hanno (avuto) risvolti deprecabili  (per esempio, aver “istituzionalizzato” l’aggressività del maschio nel maschilismo), almeno dal punto di vista delle etiche più “progredite”.
Ma, pur imperfetti, sono stati strumenti, a loro modo, utili.
Oggi, se ne stanno cercando altri, per tamponare i difetti dei precedenti, nella speranza che, col tempo, si selezionino individui meno propensi alla violenza.
Quindi, io non farei confusione tra “natura” e “cultura”, come ritengo si faccia nell’articolo qui sopra riportato.

Ancora adesso, mentre altri commenti sono stati regolarmente pubblicati, il mio risulta ancora in moderazione.
Perciò, visto che sono portato a pensare che, se non mi si pubblica un intervento, non è perché è scomodo – o per altre minchiate del genere – ma perché è più idiota del solito, chiedo: in una scala di stupidità da 1 a 10, che voto dareste a questo commento?
Siate sinceri, non mi offendo.

Coppia omo Findus

Discutendo di omosessualità (e dàgli, Marcoz, che palle!), ho chiesto quali fossero, in sostanza, i danni di uno sdoganamento del rapporto sessuale-affettivo “non tradizionale”.
Claudio LXXXI, gentilmente, risponde, e chiama in causa il problema demografico legato all’invecchiamento della popolazione, che ci impedirebbe progressivamente di disporre di risorse sufficienti – finanziarie e umane – per fronteggiare la minaccia dell’espansione di culture esterne al c.d. Occidente. Quindi, essendo il rapporto omosessuale “non prolifico”, se ne deduce che avallare determinati generi di rapporti e convivenze, significherebbe fare il gioco del nemico.

Riporto, dunque, il commento che esprime il mio punto di vista, omettendo le parti non necessarie alla comprensione della sostanza, aggiungendo alcune note importanti e approfittando dell’occasione per mettere alcune virgole al posto giusto e rimediare a qualche sbavatura sintattica.
Al momento della pubblicazione di questo post, il mio interlocutore non ha ancora replicato, ma penso che lo farà presto.
Nel frattempo, se qualcuno vuole dire la sua qui, è il benvenuto.

______________________________

Claudio LXXXI,
(…) a prescindere dalla forma e dal contenuto del tuo commento [in cui si illustrano i danni sociali a cui l’omosessualità contibuirebbe, ndr], il metodo utilizzato che emerge non può che farmi piacere; nel senso che il giudizio è (in apparenza, almeno) pragmatico, e non formulato in relazione a un ipotetico ordine ideale [naturale, nda] precostituito.

Innanzitutto, dico sì, la demografia è un elemento che contribuisce in maniera determinante al successo o al[ fallimento] di una società; e il collasso può avvenire per eccesso o per carenza di nascite (probabilmente l’omosessualità, in un passato più o meno remoto, ha iniziato a essere stigmatizzata proprio per la necessità di incanalare gli “sforzi” a beneficio del numero di braccia disponibili, per i campi e per la guerra).
 Tuttavia, quando da un fenomeno su vasta scala – come, appunto, l’andamento demografico di società complesse come la nostra, che è influenzato da molti fattori – si cerca di estrarre sotto-cause, rischiamo di finire a misurare con il contagocce il contenuto dell’acquedotto. Certo, quando succede un patatrac, è l’ultima goccia, quella che fa traboccare il vaso. Tuttavia, difficilmente potremo essere in disaccordo se io dicessi che non è il caso di accanirsi su quella ultima, povera goccia, per via del traboccamento.

Si dice che c’è un nemico alle porte, e posso pure concordare che c’è (e sappiamo a chi ci riferiamo). Ma il nemico di questo nemico chi è? Non è, genericamente, la società occidentale, bensì la modernità (non in senso tecnologico, ovviamente), che a sua volta ha nemici anche all’interno della società occidentale stessa. Col risultato che, parlando fuori dai denti, ci ritroviamo la contrapposizione che vede da una parte la modernità, appunto, e dall’altra Islam e Cristianesimo (Cattolicesimo in particolare), i quali, loro malgrado, giocano di sponda per perseguire i propri interessi: sopravvivere, diffondersi, omologare ecc. (magari, nella speranza recondita che, fatta fuori la modernità, si possa ritornare alle belle scazzottate dei tempi andati).
Quindi, quando vedo l’omosessualità osteggiata categoricamente dagli stessi che considerano con favore (per citare un fatto recente) l’introduzione dello ius soli, che agevolerebbe chi vuole conquistarci per mezzo del ventre delle proprie donne (perché la guerra in corso non è di quelle “convenzionali”), e considerando che sempre gli stessi rifiutano metodi alternativi per far nascere e crescere bambini [“occidentali”, nda] (come osserva Amedeo [il riferimento è a procreazione assistita, eterologa e a cure omo-parentali, ndr]), quando vedo questo, dicevo, mi domando: l’imminente e immanente pericolo, qual è? Si intuirà, immagino, la risposta che mi do.

Per concludere.
Vorrei mai che, in maniera cruenta o meno, una religione come l’Islam conquistasse l’Occidente. Tuttavia, una vittoria che non fosse della modernità, della laicità, ma fosse un successo omnicomprensivo del Cattolicesimo, che costringerebbe l’omosessuale – un essere umano come tutti – a ritornare nella clandestinità dei sentimenti e a sacrificare la propria esistenza, tutto ciò, dico, lo considererei comunque una sconfitta. Perché una società che voglia definirsi civile può al massimo chiedere, ma non imporre, il sacrificio ai propri componenti, anche se questo dovesse mettere in pericolo l’esistenza della società stessa.

Disagio del senza senso.

Podcast di qualche tempo fa, che riassume sostanzialmente molto bene il mio punto di vista sull’argomento.
Sono molto gradite le argomentazioni critiche (brevi o lunghe, a piacere).
Ma, mi raccomando, uno alla volta.

Ci sono capitato per caso. Lo giuro sul crocifisso.

Death to smiley

Ehi, moderiamo gli emoticon!

STO LEGGENDO

LINFA CHE SCORRE

E SI SAPPIA CHE

HANNO DETTO

«Nessuno merita d'esser lodato per la sua bontà se non abbia la forza d'essere cattivo: ogni altra bontà non è il più delle volte che una pigrizia o un'impotenza della volontà.»
(François de La Rochefoucauld)

«I'm not insane. My mother had me tested.»
(Sheldon Cooper)

«Preferisco leggere o vedere un film piuttosto che vivere... nella vita non c'è una trama.»
(Groucho Marx)

«Reality is that which, when you stop believing in it, doesn’t go away.»
(Philip K. Dick)

«Quando una persona soffre di un'illusione parliamo di pazzia, ma quando ciò accade a molte persone parliamo di religione.»
(Robert Pirsig)

«È un errore capitale teorizzare prima di avere i dati. Senza accorgersene, si comincia a deformare i fatti per adattarli alle teorie, invece di adattare le teorie ai fatti.»
(Arthur Conan Doyle)

«La libertà. Chiunque arrivi, fresco fresco, a darne una definizione innovativa è sicurissimamente uno che te lo vuole mettere nel culo.»
(Erasmo)

«Quando vedo Marilyn Manson mi sento così carogna che ho il pensiero di andare a costituirmi.»
(Banditore)

«Ratzinger: "Dio si dà gratis".
Ma si fa pregare.»

(www.spinoza.it)

«Il palcoscenico del mondo è un teatro e sia gli uomini che le donne non sono altro che attori porno.»
(Mr.Ghirlanda)

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