You are currently browsing the tag archive for the ‘figli’ tag.

Sparare al ladro si può se in casa ci sono bambini

[giusta la discriminazione che colpisce i senza prole,
che non possono permettersi di alzare il tasso di mortalità (altrui)
senza aver contribuito, prima, ad aumentare quello della natalità]

Sapete quando dovete ridurre la pressione intestinale, quando non potete farne a meno anche se vorreste (dovreste) continuare a fare quello che state facendo? Ecco, questo è uno di quei momenti.

Si dice che un bambino non è un “prodotto” che si acquista. Un concetto che non può non trovarci d’accordo, nell’immediatezza.
Tuttavia, se penso che la nascita degli individui avviene nello spazio economico delimitato dai due estremi conosciuti, “facciamo bambini perché ce li possiamo permettere” e “facciamo più bambini possibile affinché qualcuno possa sopravvivere”, finisce che la dignità dell’individuo che ci sta tanto a cuore venga un po’ ridimensionata.
Quindi rimango per il momento convinto del fatto che, scontato l’arbitrio inevitabile che consiste nella decisione di mettere al mondo un altro essere umano, la differenza la faccia sempre come lo tratteremo dopo la nascita. Come ci si arrivi, al natale, ammesso e non concesso che non sussistano altre e determinanti controindicazioni, è un elemento di secondaria importanza.

È bello avere dei figli
e ritrovarseli cresciuti.
Soprattutto se nevica un botto
e c’hai il vialetto da spalare.

Discutendo di omosessualità (e dàgli, Marcoz, che palle!), ho chiesto quali fossero, in sostanza, i danni di uno sdoganamento del rapporto sessuale-affettivo “non tradizionale”.
Claudio LXXXI, gentilmente, risponde, e chiama in causa il problema demografico legato all’invecchiamento della popolazione, che ci impedirebbe progressivamente di disporre di risorse sufficienti – finanziarie e umane – per fronteggiare la minaccia dell’espansione di culture esterne al c.d. Occidente. Quindi, essendo il rapporto omosessuale “non prolifico”, se ne deduce che avallare determinati generi di rapporti e convivenze, significherebbe fare il gioco del nemico.

Riporto, dunque, il commento che esprime il mio punto di vista, omettendo le parti non necessarie alla comprensione della sostanza, aggiungendo alcune note importanti e approfittando dell’occasione per mettere alcune virgole al posto giusto e rimediare a qualche sbavatura sintattica.
Al momento della pubblicazione di questo post, il mio interlocutore non ha ancora replicato, ma penso che lo farà presto.
Nel frattempo, se qualcuno vuole dire la sua qui, è il benvenuto.

______________________________

Claudio LXXXI,
(…) a prescindere dalla forma e dal contenuto del tuo commento [in cui si illustrano i danni sociali a cui l’omosessualità contibuirebbe, ndr], il metodo utilizzato che emerge non può che farmi piacere; nel senso che il giudizio è (in apparenza, almeno) pragmatico, e non formulato in relazione a un ipotetico ordine ideale [naturale, nda] precostituito.

Innanzitutto, dico sì, la demografia è un elemento che contribuisce in maniera determinante al successo o al[ fallimento] di una società; e il collasso può avvenire per eccesso o per carenza di nascite (probabilmente l’omosessualità, in un passato più o meno remoto, ha iniziato a essere stigmatizzata proprio per la necessità di incanalare gli “sforzi” a beneficio del numero di braccia disponibili, per i campi e per la guerra).
 Tuttavia, quando da un fenomeno su vasta scala – come, appunto, l’andamento demografico di società complesse come la nostra, che è influenzato da molti fattori – si cerca di estrarre sotto-cause, rischiamo di finire a misurare con il contagocce il contenuto dell’acquedotto. Certo, quando succede un patatrac, è l’ultima goccia, quella che fa traboccare il vaso. Tuttavia, difficilmente potremo essere in disaccordo se io dicessi che non è il caso di accanirsi su quella ultima, povera goccia, per via del traboccamento.

Si dice che c’è un nemico alle porte, e posso pure concordare che c’è (e sappiamo a chi ci riferiamo). Ma il nemico di questo nemico chi è? Non è, genericamente, la società occidentale, bensì la modernità (non in senso tecnologico, ovviamente), che a sua volta ha nemici anche all’interno della società occidentale stessa. Col risultato che, parlando fuori dai denti, ci ritroviamo la contrapposizione che vede da una parte la modernità, appunto, e dall’altra Islam e Cristianesimo (Cattolicesimo in particolare), i quali, loro malgrado, giocano di sponda per perseguire i propri interessi: sopravvivere, diffondersi, omologare ecc. (magari, nella speranza recondita che, fatta fuori la modernità, si possa ritornare alle belle scazzottate dei tempi andati).
Quindi, quando vedo l’omosessualità osteggiata categoricamente dagli stessi che considerano con favore (per citare un fatto recente) l’introduzione dello ius soli, che agevolerebbe chi vuole conquistarci per mezzo del ventre delle proprie donne (perché la guerra in corso non è di quelle “convenzionali”), e considerando che sempre gli stessi rifiutano metodi alternativi per far nascere e crescere bambini [“occidentali”, nda] (come osserva Amedeo [il riferimento è a procreazione assistita, eterologa e a cure omo-parentali, ndr]), quando vedo questo, dicevo, mi domando: l’imminente e immanente pericolo, qual è? Si intuirà, immagino, la risposta che mi do.

Per concludere.
Vorrei mai che, in maniera cruenta o meno, una religione come l’Islam conquistasse l’Occidente. Tuttavia, una vittoria che non fosse della modernità, della laicità, ma fosse un successo omnicomprensivo del Cattolicesimo, che costringerebbe l’omosessuale – un essere umano come tutti – a ritornare nella clandestinità dei sentimenti e a sacrificare la propria esistenza, tutto ciò, dico, lo considererei comunque una sconfitta. Perché una società che voglia definirsi civile può al massimo chiedere, ma non imporre, il sacrificio ai propri componenti, anche se questo dovesse mettere in pericolo l’esistenza della società stessa.

Constatare che i propri figli stanno crescendo bene, per un genitore non può che essere motivo di serenità e di orgoglio; serenità in funzione di ipotetiche prospettive future, orgoglio per la naturale soddisfazione – seppur a volte illusoria – di aver fatto un buon lavoro.
Proprio tali sentimenti ho provato ieri io, nel vedere i miei due figli maschi fare un presente alla propria mamma (casalinga) nella giornata a lei dedicata: la Festa della Mamma, appunto.
Il presente (concordato in seduta plenaria, a cui io ho partecipato solo come silente – ma ammiccante – osservatore) prevedeva che, al termine di pranzo e cena della giornata in questione, i due avrebbero eccezionalmente piegato, e adagiato vicino al piatto sporco, il tovagliolo. E così è stato.
Sì, lo so, raccontata a parole può non sembrare una gran cosa, però garantisco che essere lì in quei momenti è roba da brividi, da pelle d’oca. Come rimproverare al povero papà, quindi, di aver messo mano al portafoglio e rifilato a ciascuno dei due ragazzi una cinquanta euro?
Tuttavia, l’entusiasmo non mi ha impedito di valutare con lucidità l’avvenimento. Infatti, se da un lato posso dare ai due un voto alto per le intenzioni e l’impegno, sul fronte dell’originalità c’è ancora molto da lavorare, perché il regalo del tovagliolo piegato lo faccio già tutti gli anni io alla Festa della Donna.

Nelle discussioni sul ricorrente tema dell’aborto a cui a volte mi capita di partecipare (si sa, sul web, questo argomento attira anche l’ultimo degli ignoranti), chi è avverso, al contrario del sottoscritto, all’interruzione volontaria di gravidanza può collocarmi nello spazio che va dalla persona insensibile all’assassino (forchetta di giudizio che riesco pure a comprendere, se provo a mettermi nei panni altrui).
Tuttavia, c’è una cosa che non si può assolutamente dire di me, cioè che sono a favore dell’eugenetica.
Lo dimostra incontrovertibilmente il fatto che ho fornito il seme per la venuta al mondo di un paio di individui*. Suppongo che tale prova non ammetta repliche.

*che il seme andato a segno sia stato veramente il mio o no è irrilevante: qui conta l’intenzione.

Un plauso al novello genitore Gians, che si impegna a prendere le sacrosante contromisure per arginare l’istintivo e dannoso desiderio che si annida nel cuore dei padri: veder crescere troppo in fretta la prole (i figli maschi, soprattutto) .
Sono certo che questa consapevolezza gli eviterà delusioni come quelle che io, sprovveduto che ero, ho vissuto, come quando i miei due ragazzi non degnarono nemmeno di uno sguardo la sexy bambola gonfiabile che avevo regalato a ciascuno di loro ai tempi dell’asilo.

Buttiglione, motivando la sua contrarietà al riconoscimento delle unioni omosessuali, dice: “Il matrimonio è un’istituzione che ha una funzione: generare dei figli ed educarli.”
Naufraga il mio progetto di convolare a seconde nozze con una donna reduce da un’isterectomia oppure in menopausa.

Ultimo aggiornamento: giovedì 19 marzo
(post progressivo, che il tempo è poco e la voglia è meno e non ce la faccio a pubblicarlo tutto d’un botto) (per chi l’avesse perso, questo è il prologo)

Aveva ragione Gioele Dix: lo sci è uno sport del cazzo. Come pure il nuoto. Sono attività atletiche in cui i primi dieci sono capaci di collocarsi nello spazio di un secondo o addirittura meno. È pazzesco. Magari uno si fa un mazzo di allenamenti per anni e poi vince nulla, per un ritardo infinitesimale.
Però, quando la giornata prevede gare di tutte le categorie, come nel caso del torneo di nuoto a cui partecipa uno dei miei ragazzi, possiamo dare un senso a tutto ciò. Ad esempio, possiamo avvicinare un giovanissimo partecipante, arrivato a 90 centesimi di secondo dal vincitore:
“Ehi, bimbo, quanto sei arrivato?”
“Ottavo”
“Sei un fallito.”

[INTERRUZIONE PUBBLICITARIA]

Il segreto della felicità. (pigiare)

[FINE PUBBLICITÀ]

Identità sommerse
Nell’opuscolo della giornata agonistica, spiccano due definizioni tra quelle che distinguono le diverse categorie: Ragazzi Maschi e Ragazze Femmine (sic). No so a voi, ma a me pare che una precisazione del genere indica che siamo a un passo dallo sdoganamento di altri generi. Potrò finalmente fare coming out e dichiararmi orgogliosamente “uomo maschio lesbico”.

[PUBBLICITÀ PROGRESSO]

Gettare l’odore oltre l’ostacolo. (pigiare)

[FINE PROGRESSO]

Credenziali
Lamento un fuorigioco, do del cornuto all’arbitro, getto un motorino dalla tribuna, infine mi alzo e grido “goool!!!” quando il mio ragazzo tocca il bordo dell’ultima vasca.
A quello che mi fa notare che non ci capisco niente di nuoto e mi sto coprendo di ridicolo, rispondo che sono un manager.
(ma voi davvero vi mettereste seduti a poco più di due metri dal bordo campo, dove dieci marcantoni dai novanta chili in su rincorrono una palla? Io no, certo. Figurarsi cercare di portargliela via, la palla.)

[PUBBLICITÀ REGRESSO]

Guardatela negli occhi.

A norma di legge
Incominciano a gareggiare le femmine degli anni 92/93.
Finalmente posso eccitarmi legalmente.

Pubblico nemico
In tribuna colgo la voce di una mamma che, così dice, è appena rientrata da una visita in Vaticano. È stata a un’udienza pubblica del Papa e racconta la propria emozione per averlo avuto a tre metri di distanza, sì e no.
Anch’io sono convinto che sarebbe una esperienza forte, se la facessi, e i sentimenti potrebbero far sorgere in me la tentazione di tirargli in faccia una miniatura di S.Pietro.

Tempismi
Un atleta viene squalificato per falsa partenza. Insomma, se arrivi tardi, sei fuori; se ti dai una mossa, neppure… A ‘sti cazzo di giudici va mai bene niente.

[INFORMAZIONE SANITARIA]

Cure alternative. (pigiare)

(fine)

In the average school where my two sons go, you can see a big banner to give the welcome to the new students that want to visit the their school of the next year. Voices of passage say that it is been wrote by a professor of english.
It acts: “Open Day for children of ten years old”.
It’s much beautiful, second me (press).

Death to smiley

Ehi, moderiamo gli emoticon!

STO LEGGENDO

LINFA CHE SCORRE

E SI SAPPIA CHE

HANNO DETTO

«Nessuno merita d'esser lodato per la sua bontà se non abbia la forza d'essere cattivo: ogni altra bontà non è il più delle volte che una pigrizia o un'impotenza della volontà.»
(François de La Rochefoucauld)

«I'm not insane. My mother had me tested.»
(Sheldon Cooper)

«Preferisco leggere o vedere un film piuttosto che vivere... nella vita non c'è una trama.»
(Groucho Marx)

«Reality is that which, when you stop believing in it, doesn’t go away.»
(Philip K. Dick)

«Quando una persona soffre di un'illusione parliamo di pazzia, ma quando ciò accade a molte persone parliamo di religione.»
(Robert Pirsig)

«È un errore capitale teorizzare prima di avere i dati. Senza accorgersene, si comincia a deformare i fatti per adattarli alle teorie, invece di adattare le teorie ai fatti.»
(Arthur Conan Doyle)

«La libertà. Chiunque arrivi, fresco fresco, a darne una definizione innovativa è sicurissimamente uno che te lo vuole mettere nel culo.»
(Erasmo)

«Quando vedo Marilyn Manson mi sento così carogna che ho il pensiero di andare a costituirmi.»
(Banditore)

«Ratzinger: "Dio si dà gratis".
Ma si fa pregare.»

(www.spinoza.it)

«Il palcoscenico del mondo è un teatro e sia gli uomini che le donne non sono altro che attori porno.»
(Mr.Ghirlanda)

Flying Spaghetti Monster

Non spingete, per favore!

  • 139,866 pigiate

VESTIGIA