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Sulla rubrica del Corriere.it La 27esima ora, un articolo di ieri ha collezionato una serie di commenti negativi (tra cui, per la cronaca, il mio), per via di qualche sbavatura concettuale, diciamo, in esso contenuto.
Nel momento in cui scrivo compare una dozzina di messaggi, di cui dieci (10) molto critici, appunto, e solo due (2) plaudenti.
Ecco i due pareri positivi:

Grazie
29.08 | 15:33 SandraDallaGalizia
Grazie. Finalmente un uomo col cervello.

Bravo!
29.08 | 22:11 QuiInOlanda2
Ben detto, anche io se fossi uomo la penserei così!

Se ne avete voglia, leggetevi l’articolo, e poi ditemi cosa si deve fare con ‘ste due.

Articolo-intervista su follia omicida (qui).

Psichiatra “smitizza” il raptus, che – sostiene – «Serve molto a chi fa le perizie per giustificare le azioni di grande violenza e attenuare la gravità del fatto e la colpa di chi le commette.»

A parte il fatto che le perizie “strumentali” le fanno verosimilmente altri psichiatri (e/o psicologi?) ed è a loro che andrebbe fatto notare ‘sto malinteso sul raptus, si può essere pure d’accordo sul disinvolto uso che si fa comunemente di tale termine (anche uno sprovveduto può arrivare a comprendere che il raptus è generalmente l’apice di un malessere più vasto).

Poi l’asse del discorso si sposta sul male: ci sono «individui che covano malvagità, crudeltà, cattiveria.», dice il professore.

Allorché ci si domanda: lo psichiatra chiamato a fare una perizia su di un omicida deve stabilire se si ci si trova di fronte a un “buono” o a un “cattivo”? Oppure, più auspicabilmente, egli ha soltanto il compito di determinare se il soggetto era consapevole delle conseguenze delle proprie azioni, quando ha ucciso, perché altre conclusioni non sono di sua competenza?

Quindi, la malvagità, che passa anche attraverso «la banalità del male», rimane in primo piano fino in fondo («il male può essere ovunque, la cattiveria alberga anche a un passo da noi»).

E così ci si chiede pure se qualcuno pensa che la cattiveria – o più genericamente le categorie buono e cattivo – sia un argomento scientifico valido per giungere alla spiegazione di un fenomeno.

Fine dell’intervista.

Che, a giudicare dai commenti dei lettori del Corriere, sta facendo più danni di una intera puntata di Voyager.

[Nota doverosa: qui si sottolinea come il taglio dell’intervista suggerisca conclusioni discutibili; non c’è alcuna intenzione di attribuire al professore Mencacci sbavature professionali, poiché non si è in possesso di dati sufficienti (né di competenze specifiche) per arrivare a tanto.]

Se escludiamo una piccola parentesi durante le scuole elementari in cui il sottoscritto – già dichiaratamente portato per il disegno – fece alcune tavole a matita con immagini di carri armati, a corredo di un articoletto del giornalino scolastico in cui si parlava del conflitto del 1973, a parte questo, dicevo, il c.d. problema mediorientale non mi ha mai appassionato in modo particolare. Adesso, grazie al brano che riporto qui (e che ho scoperto per casuale merito di un blogger con problemi di memoria), mi rendo conto, con colpevole ritardo, di cosa la mia indifferenza mi ha fatto perdere (antropologicamente parlando), in tutti questi anni.
Il testo compare originariamente qui, a chiusura di una lista di accuse a Israele.

[Nel caso qualcuno volesse commentare, si accomodi pure, ma si ricordi che gli emoticon e la diffamazione (in questo esatto ordine di importanza) sono sgraditi.]

«(…) mentre esprimiamo la nostra solidarietà e ammirazione per le personalità della cultura e cittadini e cittadine del mondo ebraico che, nonostante il clima di intimidazione, condannano le infamie inflitte al popolo palestinese, noi accusiamo i gruppi dirigenti delle Comunità israelitiche sparse per il mondo che spesso diventano complici del governo di Tel Aviv, il quale sta diventando la principale fonte di una nuova, preoccupante ondata di antisemitismo, che, nondimeno, noi respingiamo e condanniamo in modo categorico, in qualsiasi forma esso si presenti. Esprimiamo il nostro più grande apprezzamento per quelle organizzazioni come la Rete “ECO (Ebrei contro l’occupazione), che svolgono il difficile ma fondamentale compito di dimostrare che non tutti gli ebrei condividono le scellerate politiche dei governi israeliani e lottano per la libertà del popolo palestinese.

Perciò noi chiediamo che il mondo si mobiliti contro Israele: non basta la pur importante e lodevole campagna BDS (“Boycott Disinvestment Sanctions”); riteniamo che si debba portare lo Stato di Israele davanti a un Tribunale speciale internazionale per la distruzione della Palestina. Non singoli esponenti militari o politici, ma un intero Stato, (e i suoi complici): il suo passato, il suo presente e il suo presumibile futuro. Se vogliamo salvare con il popolo palestinese, la giustizia e la verità, dobbiamo agire ora, fermando non solo il massacro a Gaza, ma il lento genocidio di un popolo. Noi vogliamo lottare per la pacifica convivenza di arabi, ebrei, cristiani e cittadini di qualsiasi confessione religiosa o provenienza etnica, respingendo le pretese di qualsiasi Stato “etnicamente puro”.
Noi chiediamo UNA NORIMBERGA PER ISRAELE»

Grazie a GFS per aver accolto la mia richiesta.

turismo e migranti

Non ho un account su Twitter, e nemmeno ho mai pensato di aprirne uno. Tuttavia, ieri, la tentazione m’è venuta. Il motivo, un colpo di fulmine. Catturato dagli occhi di una bella utente del cinguettante social network (ammesso che l’avatar sia genuino), ho pensato: adesso mi iscrivo e mi dichiaro, esprimendo tutta la mia ammirazione e mettendo a conoscenza la pulzella del mio istintivo bisogno di farle da sex toys. Immediatamente dopo, leggo il sintetico profilo che appare sotto la foto, nella speranza di non trovare qualcosa in grado di smontare i miei sentimenti:

«Aspirante analista di politica internazionale
(ehi, di politica in genere non capisco un cazzo, frequentarla potrebbe essere oltremodo utile),
innamorata,
(affamata, infreddolita, sudata, allegra, triste… che problema c’è? sono momenti che passano)
interista,
(interista anch’io: ci si capisce, quindi)
di sinistra,
(non saranno certo questi dettagli che…)
terrona
(se non è un problema per lei, non lo è certo per me)
e gattara
(non “amo” gli animali , però i gatti li rispetto più dei cani, fa’ te.)…»

Fino a qui, tutto bene. Poi, in chiusura, la doccia fredda, l’ostacolo insormontabile, quello che preclude qualsiasi tipo di rapporto col sottoscritto:
«No alla Violenza sulle donne.»
Fanculo Twitter.

Death to smiley

Ehi, moderiamo gli emoticon!

STO LEGGENDO

LINFA CHE SCORRE

E SI SAPPIA CHE

HANNO DETTO

«Nessuno merita d'esser lodato per la sua bontà se non abbia la forza d'essere cattivo: ogni altra bontà non è il più delle volte che una pigrizia o un'impotenza della volontà.»
(François de La Rochefoucauld)

«I'm not insane. My mother had me tested.»
(Sheldon Cooper)

«Preferisco leggere o vedere un film piuttosto che vivere... nella vita non c'è una trama.»
(Groucho Marx)

«Reality is that which, when you stop believing in it, doesn’t go away.»
(Philip K. Dick)

«Quando una persona soffre di un'illusione parliamo di pazzia, ma quando ciò accade a molte persone parliamo di religione.»
(Robert Pirsig)

«È un errore capitale teorizzare prima di avere i dati. Senza accorgersene, si comincia a deformare i fatti per adattarli alle teorie, invece di adattare le teorie ai fatti.»
(Arthur Conan Doyle)

«La libertà. Chiunque arrivi, fresco fresco, a darne una definizione innovativa è sicurissimamente uno che te lo vuole mettere nel culo.»
(Erasmo)

«Quando vedo Marilyn Manson mi sento così carogna che ho il pensiero di andare a costituirmi.»
(Banditore)

«Ratzinger: "Dio si dà gratis".
Ma si fa pregare.»

(www.spinoza.it)

«Il palcoscenico del mondo è un teatro e sia gli uomini che le donne non sono altro che attori porno.»
(Mr.Ghirlanda)

Flying Spaghetti Monster

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