Nadia Pascale (giornalista o aspirante tale – non ho indagato) commenta uno spot che promuove un prodotto editoriale molto contenuto nello spazio che occupa – piccolo, sta comodamente in una borsetta. La pubblicità gioca su di un classico doppio senso, tirando in ballo le dimensioni del pene, e vede quattro donne “discettare” sull’importanza delle suddette misure. Ecco il passaggio saliente dell’articolo, a cui mi permetto di aggiungere qualche nota.

(…) Torniamo indietro alla pubblicità Flipback! Forse io sono indietro, forse è solo provocatoria, accattivante o simpatica, ma come al solito si gioca su ambiguità e l’ambiguità nell’immaginario collettivo italiano è sempre legata a sesso e donne (e pure a uomini). Altra pubblicità maschilista (dice? forse, vediamo) di cui non avevamo bisogno. E’ diretta da Angelo Licata, le protagoniste sono Veronica Logan, Claudia Zanella, Giorgia Cardaci e Giorgia Masseroni (…) L’obiettivo è far entrare nelle case degli italiani questi libri e rilanciare l’editoria (ma il cavallo di Troia – absit iniuria verbis – è innanzitutto il target femminile, evidentemente). Buona la prossima, direi. Io resto al tradizionale librone, non fosse altro che anche quando si parla di libri ci si riduce sempre il doppio senso (questo non lo sapevo) e le campagne pubblicitarie sono omologate e maschiliste. Complimenti per la fantasia (beh, qui ha ragione da vendere), io smaterializzo, preferisco l’e-book a vecchi stereotipi maschilisti (ecco, lo stereotipo). Innovare è il futuro, ma se iniziassero ad innovare anche il modo di pensare, forse tanto male non sarebbe (e anche qui, a grandi linee, non le si può dare certo torto), mi chiedo solo come mai non siano arrivati a pubblicizzare Flipback con una donna nuda (che fa, suggerisce? non mi pare che ce ne sia bisogno), ormai con il corpo femminile rigorosamente nudo si pubblicizza tutto (vero, è un soggetto inflazionato, da che mondo è mondo), forse per loro non era abbastanza innovativo (per i “dummies”: questo è un passaggio estremamente ironico)! Per la prossima, mi raccomando, non confidenze tra amiche sulle dimensioni che contano, ma corpi nudi, forse la tradizione paga (qui si reitera, pericolosamente, suggerimento e ironia)! Comunque (e qui veniamo al punto) regista maschio, direttore maschio, protagoniste donne, sarebbe stata così la pubblicità se la regista fosse stata donna (no, per favore, i controfattuali, no!)? Io qualche dubbio lo conservo!

A mio avviso, ne dovrebbe conservare qualcuno in più di quelli che si immagina, sig.ra Nadia. Infatti, dato che la pubblicità è stata concepita da uomini facenti leva – come dice lei – su quel preciso stereotipo maschile, e considerato che il plus del prodotto sono le piccole dimensioni, non possiamo considerare tale pubblicità maschilista. In realtà, il messaggio rema contro lo stereotipo stesso, svincolando la bontà del soggetto preso nel suo complesso dalla caratura della sua presenza fisica; cosa che dovrebbe far piacere a molte donne, in termini di correttezza politica. Diverso sarebbe stato se la promozione riguardasse un… “librone”. Qui, invece, proprio a voler pensare male, c’è al massimo un esercizio di autoironia.