boldrini satira sessista

NOTA A MARGINE:

«Fare satira sugli aspetti estetici, ad esempio, è sgradevolissimo (…) Ci sono tanti modi per fare satira ma quando si cede un po’ al sessismo la satira diventa qualcos’altro e allora io l’apprezzo di meno.»
(l’On. Boldrini da Lucia Annunziata)

La satira è libera di usare stereotipi sessisti, razzisti, caricature, le parolacce, il cazzo, la figa e la merda come meglio crede. Al massimo, possiamo discutere se la satira è fatta bene o fatta male, se è efficace o no, se esprime in qualche modo un punto di vista o cerca di attirare l’attenzione su qualche argomento, se offre interpretazioni diverse dei fatti (poi ci sono i casi in cui la satira è volutamente ed esclusivamente provocatoria per sondare se è garantita la libertà di satira e, quindi, di opinione).
Nella fattispecie, al di là dell’apparente “sessismo” rilevato dall’Onorevole Boldrini, l’imitazione della Raffaele sottolinea un problema molto attuale: l’impossibilità per un politico – donna o uomo che sia – di dare risposte precise a domande precise (che, tra l’altro, raramente vengono poste dai giornalisti televisivi). Se l’Onorevole Boldrini vede solo riferimenti sessuali, è un problema suo. E, purtroppo, visto il ruolo che ricopre, anche nostro.