Non ho un account su Twitter, e nemmeno ho mai pensato di aprirne uno. Tuttavia, ieri, la tentazione m’è venuta. Il motivo, un colpo di fulmine. Catturato dagli occhi di una bella utente del cinguettante social network (ammesso che l’avatar sia genuino), ho pensato: adesso mi iscrivo e mi dichiaro, esprimendo tutta la mia ammirazione e mettendo a conoscenza la pulzella del mio istintivo bisogno di farle da sex toys. Immediatamente dopo, leggo il sintetico profilo che appare sotto la foto, nella speranza di non trovare qualcosa in grado di smontare i miei sentimenti:

«Aspirante analista di politica internazionale
(ehi, di politica in genere non capisco un cazzo, frequentarla potrebbe essere oltremodo utile),
innamorata,
(affamata, infreddolita, sudata, allegra, triste… che problema c’è? sono momenti che passano)
interista,
(interista anch’io: ci si capisce, quindi)
di sinistra,
(non saranno certo questi dettagli che…)
terrona
(se non è un problema per lei, non lo è certo per me)
e gattara
(non “amo” gli animali , però i gatti li rispetto più dei cani, fa’ te.)…»

Fino a qui, tutto bene. Poi, in chiusura, la doccia fredda, l’ostacolo insormontabile, quello che preclude qualsiasi tipo di rapporto col sottoscritto:
«No alla Violenza sulle donne.»
Fanculo Twitter.

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