Antefatto

La prof Mariangela “Galatea” Vaglio, sul blog dell’Espresso di cui è titolare, riporta la risposta data da un alunno a un quesito di un test INVALSI:

«Enrico (…) si è trovato davanti al quesito X in cui gli si davano tre participi passati sottolineati e gli si chiedeva: “Se dovessi andare a cercare il loro significato sul vocabolario, cosa cercheresti?” (…) E ha risposto candido candido, con la sua bella grafia paffutella: “Ma io non ho bisogno di cercarli perché i significati li so già!”»

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Sono una persona noiosa, molti l’avranno capito. E le cose noiose mi attirano, evidentemente. Un tempo erano le canzoni degli IntiIllimani (voi direte, “ma lì c’era un’ideologia!”; macché, avevo dodici anni e mi piacevano proprio le musiche, le più meste, in particolare: i contenuti non erano rilevanti); oggi, dopo una serie di mutazioni, ad attirarmi sono le discussioni su Dio, sul crocifisso nelle scuole, sull’omosessualità, sull’eutanasia, sull’aborto e sull’obiezione di coscienza.
Proprio in relazione agli ultimi due argomenti, ho fatto un’esperienza che vado a illustrare.

A margine di una discussione, il cui oggetto è appunto l’obiezione di coscienza dei ginecologi, a un sedicente medico obiettore (sedicente, perché io non ho la certezza che lo sia) domando: «un ginecologo obiettore di coscienza è capace e, soprattutto, minimamente aggiornato, in caso dovesse praticare un aborto di emergenza? Cioè, se si presenta una situazione in cui egli è l’unico medico disponibile nei paraggi e la donna è in acclarato pericolo di vita, l’essere obiettore può rappresentare un ulteriore pericolo per la paziente, a causa di mancanza – per così dire – di “allenamento”?»

Specifico che la mia è una domanda esclusivamente tecnica, dopo di che egli replica, in coda ad altre considerazioni su aspetti qui non rilevanti:

«(…) con un’organizzazione decente il medico obiettore non si trova a dover intervenire all’interno della catena dell’aborto, e soprattutto con i sistemi di prevenzione e monitoraggio che abbiamo oggi è inverosimile che ci sia solo un medico obiettore disponibile in una situazione imprevedibile! Nel caso poi si debba effettuare un raschiamento, quest’ultima procedura si effettua anche nel caso di aborto spontaneo… Per cui un ginecologo può avere esperienza di raschiamento anche senza aver mai praticato un aborto! E le situazioni che richiedono l’aborto in urgenza oggi come oggi sono inverosimili! Il fatto è che abortire un bimbo e togliersi dai guai è più facile di tentare di salvare mamma e bambino sudando sette camicie e rischiando grosso dal punto di vista legale! E ogni medico sa che il paziente oggi come oggi arriva in studio con l’avvocato “sotto braccio”! E vi parla uno che ha vissuto la situazione di cui parla (certi pazienti confondono l’atto medico con la taumaturgia ed esigono la guarigione!).»

Be’, a dire il vero,  mi aspettavo due possibili categorie di risposta (ne invento un paio a titolo esemplificativo):
1) sì, una percentuale di rischio aggiuntivo c’è, ma come per tutti i tipi di intervento che sono richiesti molto raramente;
2) no, perché comunque l’attività di routine di un ginecologo prepara il medico a un punto tale da consentirgli di operare in condizioni di competenza ottimali, anche nel caso di eventi rari di questo tipo.

Prof, imparare a rispondere correttamente ai test INVALSI serve, eccome se serve.

[post scritto al volo ieri sera e pubblicato di fretta oggi: tutti i link, per chi è noioso come me, li metterò asap]

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