Periodicamente si rinfocola la polemica sull’eccessivo uso del fotoritocco, in particolare per quanto riguarda la presentazione di prodotti cosmetici, intimi e di moda in genere, in cui il testimonial è una esponente del sesso femminile.
Quando ciò accade, si sollevano cori di critiche negative rivolte al “disinvolto” utilizzo che si fa dei software dedicati alla post-produzione fotografica (che consente di rendere le modelle immuni da imperfezioni) e prende corpo la pressoché unanime censura per l’inganno di cui il fotoritocco sarebbe artefice.
Molto più rare, o addirittura inesistenti, invece, sono le voci che fanno notare come l’inganno vero e proprio non risieda affatto nei prodigi e nella invadenza, risputa, della correzione dei pixel, ma nell’utilizzo delle modelle.

È proprio vero che, a essere troppo evidenti, a volte si diventa invisibili.

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