Constatare che i propri figli stanno crescendo bene, per un genitore non può che essere motivo di serenità e di orgoglio; serenità in funzione di ipotetiche prospettive future, orgoglio per la naturale soddisfazione – seppur a volte illusoria – di aver fatto un buon lavoro.
Proprio tali sentimenti ho provato ieri io, nel vedere i miei due figli maschi fare un presente alla propria mamma (casalinga) nella giornata a lei dedicata: la Festa della Mamma, appunto.
Il presente (concordato in seduta plenaria, a cui io ho partecipato solo come silente – ma ammiccante – osservatore) prevedeva che, al termine di pranzo e cena della giornata in questione, i due avrebbero eccezionalmente piegato, e adagiato vicino al piatto sporco, il tovagliolo. E così è stato.
Sì, lo so, raccontata a parole può non sembrare una gran cosa, però garantisco che essere lì in quei momenti è roba da brividi, da pelle d’oca. Come rimproverare al povero papà, quindi, di aver messo mano al portafoglio e rifilato a ciascuno dei due ragazzi una cinquanta euro?
Tuttavia, l’entusiasmo non mi ha impedito di valutare con lucidità l’avvenimento. Infatti, se da un lato posso dare ai due un voto alto per le intenzioni e l’impegno, sul fronte dell’originalità c’è ancora molto da lavorare, perché il regalo del tovagliolo piegato lo faccio già tutti gli anni io alla Festa della Donna.

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