Maratona di Roma. Come al solito, i primi venti posti della classifica finale maschile vengono occupati quasi totalmente da atleti africani, soprattutto kenioti ed etiopi (la seconda decina di piazzamenti annovera la presenza di due pallidi ucraini, ma questi richiederebbero un discorso a parte, perché trattasi di esseri mutanti).
È quanto mai evidente, quindi, la necessità di prendere provvedimenti a livello organizzativo ed impedire che i neri disputino le gare insieme ai bianchi.
Non solo. Le gare, già che ci siamo, dovrebbero tenersi in giornate diverse, per evitare il rischio che il bianco si possa ritrovare sottovento rispetto a un nero che suda copiosamente.
Tuttavia, la mia innata predisposizione alla diplomazia mi permette di prendere in considerazione soluzioni alternative alla brutale separazione dei partecipanti. Per esempio, si potrebbe prevedere la facoltà – concessa ad alcuni grazie a una regolare licenza – di prendere di mira e abbattere a colpi di fucile da safari i corridori dalla carnagione più scura che trottano nel gruppo dei primi cinquanta.
Mi sembra un’opzione ragionevole che, oltre a rendere giustizia al gesto atletico, può compensare benissimo il disagio degli odori molesti che i bianchi sarebbero comunque costretti a sopportare.

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