Quando chiediamo un chiarimento a qualcuno, questi può decidere di fornircelo o di rifiutarcelo, se non è tenuto a farlo per qualche particolare motivo.
Però ci sono anche occasioni ambigue, in cui la persona che interroghiamo ci liquida con un po’ di frasi, buttate lì e inconcludenti, magari con la reale convinzione di averci dato una risposta. Proprio questo è accaduto, oggi, alla mia richiesta di spiegare perché “tirare in ballo madri, mogli e sorelle” in una contesa verbale sarebbe un comportamento da vigliacchi. Esatto, proprio da vigliacchi.
Ecco la risposta:

«Perché innanzitutto si tira in ballo chi non c’entra un cazzo con la discussione o la lite in corso ed è – in quanto non partecipante alla discussione medesima – impossibilitato in quel momento a replicare al vile di turno; e perché si sa benissimo che offendere parenti stretti dell’interlocutore alza la posta a dismisura, è un’offesa all’ennesima potenza che lo ferisce duramente negli affetti più cari, almeno in un Paese come il nostro ove la famiglia, nonostante tutto, conta ancora molto. Più che mai è da VILI offendere parenti defunti del proprio avversario, quando tale circostanza è nota all’offensore: per questa fattispecie non c’è bisogno di alcuna ulteriore spiegazione.»

Come si può notare, in tutto il testo non c’è una sola e sostanziale argomentazione che giustifichi la chiamata in causa della vigliaccheria; la quale, restando un dato a priori, apre la strada a una serie di domande ancor più specifiche: perché l’assenza di madri, mogli e sorelle dovrebbe dare un illecito vantaggio al vile di turno, se egli ha di fronte un interlocutore che, con passione, può reagire benissimo in loro vece? Perché una particolare sensibilità dell’uno ad un determinato argomento diventa strumento di misura dell’ipotetico grado di offesa raggiunto dall’altro?
Inoltre, perché è vigliaccheria offendere i morti? L’opinione diffusa che lo sia, è solo un meme che ha successo perché la frase “insultare i defunti è da vigliacchi” suona bene? Da quando i trapassati si offendono? Non è vero che sono i vivi a risentirsi, se per caso qualcuno si rivolge ai loro morti in modo poco carino? E quando un soggetto vivo si offende per questo, non è altrettanto vero che l’autore dell’intemperanza verbale non gode di particolari immunità per il fatto di essersela presa dialetticamente con chi-non-c’è-più, perché tanto è dalla reazione verbale di quello che sta ancora al mondo che si deve, casomai, guardare?

Oh, cielo, così tante domande e così poco tempo per cazzeggiarci sopra!

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