La vignetta di Vauro su Fiamma Nirenstein è davvero antisemita? E lo è il suo autore?
Io, che sulla faccenda Vauro-Caldarola sono propenso a dare ragione al primo  (anche se avrei preferito vedere i due chiarirsi pacificamente lontano dalle aule dei nostri tribunali), provo ad analizzare l’originale pietra dello scandalo a prescindere dalla diatriba che ne è conseguita e su cui da GFS ho già detto.
Vediamo se dopo l’analisi si può provare a dare qualche risposta e a trarre conclusioni.

L’opera di Vauro (qui sopra), che, come tutte le vignette satiriche, deve essere di istantanea lettura, esprime la perplessità che si può ragionevolmente provare assistendo al compromesso politico tra un ebreo e ambienti fascisti o neofascisti. Fin qui, nulla di particolarmente sconvolgente, perché immagino che siamo tutti concordi di trovarci nell’ambito delle opinioni e della libertà di critica.
I problemi sorgono con l’esecuzione del disegno, il quale mostra un paio di dettagli cruciali: il naso verso il basso (“adunco”) e i simboli cuciti sulla veste così come lo furono le stelle di David sugli abiti degli ebrei perseguitati.
A questo punto, possiamo dare due interpretazioni:
la prima è che il naso sia così caricaturato perché qualsiasi caricatura di Fiamma Nirenstein potrebbe dare questo risultato e che i simboli sono cuciti sulla veste perché quello è l’unico posto in cui il disegnatore avrebbe potuto metterli;
la seconda è che Vauro abbia deliberatamente forzato il disegno del naso verso il basso e adottato la cucitura dei simboli proprio per evocare l’immagine classica dell’ebreo infido della propaganda razziale.

Naturalmente, la prima ipotesi risponde già negativamente, almeno in linea teorica, alle domande iniziali, e qualcuno potrebbe fermarsi qui. Ma noi dobbiamo andare avanti e valutare la seconda eventualità che porta alla seguente domanda: perché Vauro ha usato uno stereotipo del genere?
Anche qui, le ipotesi possibili sono due: o perché Vauro è un razzista antisemita (che può essere), e prova soddisfazione quando disegna gli ebrei così; oppure perché ha utilizzato un modello, ahimé, di facile identificazione a beneficio della comprensione immediata della vignetta (in pratica, è come se disegnassimo un nero con le catene ai piedi, volendo mettere in relazione il passato della schiavitù nera con qualche vicenda attuale: questo non renderebbe noi schiavisti e il disegno razzista).

Lascio al lettore, quindi, il compito di trarre eventuali conclusioni. Aggiungo solo che se la conclusione è “Vauro è un razzista antisemita”, prima di spiattellarla in giro farei meglio ad avere le prove per dimostrarlo, visti i rischi che si corrono.

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