Sembra che un satellite ormai in pensione potrebbe decidere, in serata, di esalare l’ultimo respiro sopra le teste dell’Italia nordista, territorio che mi ha accolto dopo il mio sbarco clandestino a bordo di una placenta e che ancora mi ospita.
Le probabilità che i frammenti di detto satellite colpiscano l’area è molto bassa; ancor più improbabile quella del coinvolgimento di esseri umani (aumentano, quindi, le mie speranze che a crepare presto possa essere il cane dei vicini, che abbaia sempre).
Tuttavia, bisogna sapersi preparare al peggio e nei comunicati degli organismi deputati alla sicurezza e alle emergenze tra le altre cose si può leggere che “i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici.

Devo dire che la faccenda incomincia a puzzarmi…
Oggi, se confermato, avrò un appuntamento di lavoro su Skype, eccezionalmente a cavallo dell’ora di cena. Be’, e allora? – mi domanderete voi. E allora c’è che io ho lo studio in mansarda, cazzo!

Ci si sente. Forse.

ADDENDUM (è sufficiente sostituire “phaser Romulano” con “satellite artificiale”)
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