Da ragazzi, ricordo che si giocava sempre a pallone. Una volta, un mio coetaneo arrivò con un pallone di cuoio nuovo di zecca, per la felicità di tutti, e fu così che iniziò una partita agonisticamente intesa.
Purtroppo, dopo qualche momento di spensieratezza, un tiro in porta (parola grossa: si trattava di due pile di indumenti) rovinò la festa. Infatti, la palla andò disgraziatamente a colpire la parte terminale della ringhiera metallica che recingeva il luogo dove giocavamo, e si bucò; al che, il proprietario del pallone, pretese il risarcimento del danno da parte di chi aveva scagliato il pallone nel tentativo di segnare la rete.

A quel tempo, ero troppo inesperto e distratto (caratteristiche che mi sono lasciato alle spalle da poco) per far notare che il costo avrebbero dovuto sostenerlo tutti i partecipanti, dividendone l’importo, e non solo chi aveva direttamente cagionato il danno durante una normale fase di gioco, per un caso fortuito.
Accollare in toto la spesa riparatoria al “bomber” avrebbe avuto senso, invece, se la foratura fosse stata il risultato di un comportamento palesemente irresponsabile; come, ad esempio, tirare deliberatamente la sfera in un cespuglio di rose.

[Questa esperienza di vita vissuta m’è ritornata alla mente leggendo un post di Ivo Silvestro, L’estinto. Se tra l’aneddoto e l’articolo c’è una qualche attinenza o no, fate voi. Per una volta, non intendo prendermi la responsabilità delle mie impressioni.]

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