“Scendi il braccio dal davanzale”, “uscite il libro di Storia”, “dopo vi salgo le fotocopie”, queste sono alcune delle espressioni che l’insegnante di Italiano di mio figlio sfoggia con disinvoltura quasi ogni giorno* (per tacere, poi, del c.d. metodo di studio, improntato a una seriale ed arida burocrazia).
È oltremodo evidente che una delle priorità nella scuola italiana non sia quella di togliere dalle pareti figure crocifisse, bensì di avere la facoltà di appenderne altre.

*Precisazione: non ho prove documentali (registrazioni o scritti) e nemmeno la mia diretta esperienza, per quanto possa valere, di quanto riporto. Tuttavia, una serie di diverse testimonianze (non ultima quella di mio figlio, che mai mi ha dato l’impressione di scherzare) e il fatto di aver sentito il soggetto esprimersi in un italiano incerto in altre occasioni, mi inducono a pensare che le probabilità che questo corrisponda al vero sono molto elevate.
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