Echeggia, nei bollettini d’informazione e nei commenti più disparati, la condizione di povertà di Haiti prima del sisma. Francamente, non so che senso possa avere continuare a ribadire questo aspetto, se escludo la comprensibile necessità psicologica di combattere, con i meccanismi irrazionali di una disperata incredulità, l’angosciante sensazione di impotenza che può cogliere chi osserva determinati eventi.
Se un terremoto di analoga intensità fosse avvenuto, che so, a Zurigo, ritengo che l’essere benestanti sarebbe una consolazione molto relativa, per le persone direttamente colpite nell’integrità del proprio fisico e dei propri affetti.
Certo, possiamo imprecare contro la sorte cinica e crudele che si accanisce su popolazioni già provate; tuttavia, la realtà paradossale (e nel contempo terribile) è che probabilmente gli haitiani stessi, in questo momento, non si sa cosa darebbero per tornare alle medesime condizioni che vivevano martedì scorso.
E non un nulla di più.

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